Vanity Fair n. 45/2010

Se tra i miei non c’è più complicità. Un padre chiuso in un mondo tutto suo, una madre che in silenzio soffre. Che cosa deve fare una figlia?

Cara Mina, un padre che sembra avere come solo interesse se stesso, una madre che sembra interessarsi a tutto tranne che a sé. Lui passa tutto il giorno in un mondo tutto suo, perso in un hobby che rasenta il ridicolo, credendo che commentare sporadicamente ciò che succede nell’altra stanza voglia dire partecipare alla vita di famiglia. Lei, invece, ingoia il rospo e va avanti, tenendo alla serenità mia e di mia sorella più che alla propria, senza sapere che così mi fa ancora più male. Tante volte vorrei prendere mio padre per le spalle e urlargli che non può essere così cieco, che non può definirsi un marito se non vede quello che chiunque invece percepisce. Che va bene il diletto personale, ma ha anche una famiglia. Rivoglio quella complicità tra i miei genitori, voglio essere in grado di provare di nuovo rispetto per mio padre. Lo odio più di ogni cosa al mondo, anche perché è una delle poche persone che amo. Amo mia madre, e la sofferenza sua è anche la mia. Sento i miei amici raccontare che i loro genitori hanno fatto un giro in moto, loro due soli, e mi si stringe il cuore quando mi ritrovo incapace di immaginare mio padre in sella alla sua moto con mia madre ad abbracciargli il petto. E non so cosa fare, cosa provare, chi odiare. Giulia

Nessuno, cara Giulia, non devi odiare nessuno. Ho ricevuto, nel tempo, diverse lettere che mi prospettavano lo stesso problema. Vedi, paradossalmente, quello che succede fra tua madre e tuo padre non ti deve interessare più di tanto. Sono un uomo e una donna che hanno fatto un percorso che li ha portati esattamente lì dove si trovano adesso. Le motivazioni possono essere centomila o una sola. E non voglio entrare nelle possibili ipotesi… Il tuo compito è amarli e rispettarli e anche far finta di niente. Il tuo disagio, il tuo dolore sarebbero causa di ulteriore scardinamento e di sofferenza. Probabilmente stanno facendo un percorso di riavvicinamento dopo un episodio intollerabile per uno dei due. Potrebbe essere lungo. Aiùtali con la tua serenità di figlia affettuosa e rispettosa. Ti mando un bacio.

La facoltà universitaria (e la vita) giusta per me

Sono al terzo anno di università e dall’anno scorso ho deciso di lasciare la mia città per proseguire gli studi a Roma. Qui è tutto stupendo, mi sento a mio agio e molto probabilmente inizierò un’esperienza lavorativa molto utile. Ma c’è sempre qualcosa che mi lascia insoddisfatta. Ho una famiglia serena, un ragazzo adorabile, ma quando studiavo a casa volevo andare fuori, adesso che studio lontano da casa ho forte nostalgia. Inoltre spesso dubito che il percorso di studi che sto facendo sia quello giusto per me, ma gravando economicamente sui miei genitori non me la sento di cambiare. Forse le mie insicurezze dipendono anche dal fatto che il mio ragazzo sta studiando la batteria per lavorare nella musica e anche questo mi spaventa. So che possono sembrare chiacchiere senza senso, ma anche se mi sembra di chiederti troppo, potresti darmi uno dei tuoi saggi consigli? Lmbi

Saggi? Amica mia, sei molto affettuosa, ti ringrazio della immeritata fiducia. Allora: non so che facoltà tu abbia scelto e non so nemmeno perché non ti stia bene. Certo è che stai costruendo la tua vita e se parti da una preparazione che non ti si confà rischi, poi, di vivere la vita di un’altra persona. E questa è una frustrazione da evitare con tutte le forze. Se hai le idee chiare, come mi sembra, credo che sia meglio che tu cambi facoltà. Non so se ti terranno buoni degli esami, ma, comunque, in questo periodo propedeutico della vita credo fortemente che sia meglio seguire le proprie inclinazioni. Per quanto riguarda il tuo ragazzo hai ragione a essere preoccupata. «La musica è finita», come cantava Umberto Bindi. Il panorama lavorativo è completamente cambiato e non vedo in giro idee geniali che vengano in soccorso alla gente della musica. Siamo nel Far West. Tutti rubano e nessuno compra… Ma la passione è una cosa preziosa da coltivare con cura, per cui suggerirei al tuo ragazzo di non mollare, ma di trovarsi una occupazione a lato, giusto per garantirsi la minima sopravvivenza. Vi abbraccio, ragazzi. Auguri.

 

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17 Novembre 2010

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