Vanity Fair n. 47/2010

Marco Mengoni, io ti amo (davvero) Non è «la solita ragazzina che si invaghisce dei bei ragazzi». Per lei, «The King» è una storia seria

Cara Mina, ho 14 anni e una famiglia solidissima. Nel mio cuore però oltre a loro e alla mia fantastica amica del cuore, c’è lui, The King, Marco Mengoni. Tutto è iniziato più di un anno fa quando l’ho visto sul palco di X Factor e me ne sono innamorata. Da allora nulla è più come prima… Ogni giorno penso a lui. Tutto di lui mi piace. Lui è il mio micione, il mio orsacchiotto. Quando ascolto la bellissima E penso a te immagino che sia stata scritta proprio per noi due perché sono sicura che un giorno lui sarà mio. Se questo non dovesse mai accadere, non importa: io lo amerò per sempre. P.S. Non pensare che sia la solita ragazzina che si invaghisce dei bei ragazzi: io Marco lo amo davvero. Vanessa

Ma certo, Vanessa. Sono sicura che lo ami davvero. E hai ragione: è bello, bravo, gentile, riservato e anche chic. Come non innamorarsene? C’è un problema, però. Ti devi mettere in fila. Hai presente? Migliaia di ragazze di tutte le età sono pazze di Marco Mengoni. Mi fai tenerezza perché mi ricordi mia figlia Benedetta che, circa alla tua età, si era invaghita di John Taylor dei Duran Duran, all’epoca molto figo, per la verità. «Mamma, questa piccola foto devi tenerla sempre nel portafoglio». Si trattava di una «immaginetta» di John con una deliziosa cuffietta di lana d’angora all’età di dieci mesi, dico dieci mesi. Devo averla ancora. Dopo vado a vedere. Tutto questo per dirti che puoi stare tranquilla. Come è passata alla Bene, passerà anche a te, anche se giuri di no.

Ogni lasciata è persa?

Secondo te, appurato il fatto che si vive una volta sola e spesso anche poco, le emozioni devono essere sempre colte al volo oppure vanno un tantino valutate? Sono così rare e così maledettamente preziose in questo schifo di mondo, che «ogni lasciata è persa». Il problema è che spesso e volentieri le emozioni non ti portano a essere proprio un modello di moralità e ti fanno cadere nell’egoismo. Meglio godersele sempre e comunque o metterle a tacere quando sono sconvenienti? Forse davvero «Certe cose si fanno» quando non puoi dormire. lù88

Le emozioni si possono valutare e controllare quando sono di piccolissima portata. Quando sono robuste ti travolgono e non hai neppure il tempo di star lì a stimarne la convenienza. Ti fulminano. Conviene contrastarle con forza solo se hai qualcosa di essenziale da difendere, se no, chissenefrega, vero Lù? Ciao.

Festa (con bufala) a casa di Mina

Quest’agosto un amico napoletano, che vive a Milano, e che a dir suo la conosce bene, mi ha proposto di accompagnarlo alla festa da lei organizzata nella sua casa di Lugano per il 24 agosto. L’invito mi sembrava incredibile, tant’è vero che in un primo momento non ci ho creduto, ma l’amico ha insistito, rassicurandomi che era tutto vero. Finalmente si sarebbe realizzato il sogno della mia vita: vedere Mina dal vivo! Giunto a Milano, ho passato la nottata e la giornata seguente a pensare all’evento della sera: ero felice ed emozionatissimo, tanto da temere di poter star male. Cercavo di prepararmi psicologicamente, per quanto mi fosse possibile quando, a un certo punto, l’amico mi ha comunicato che a causa del maltempo la festa era stata rinviata. Ci sono rimasto malissimo e, amareggiato, sono tornato a casa, riportando con me anche l’omaggio che avrei voluto offrirle. Ora, sogno infranto a parte, chiedo: lei aveva realmente organizzato una festa a casa sua, o sono stato vittima delle fandonie di un buffone? Con smisurata ammirazione. Lino

Quel tuo «amico», caro Lino, è un cretino, un poveraccio che si è approfittato della tua buona fede e non ha alcun rispetto per te. Che scherzo del lella. Ma che gente gira? Ovviamente si è inventato tutto. Non ho mai dato una festa in vita mia. Per rassicurarti, non ho un giardino e quindi il maltempo non c’entra niente. Odio le riunioni garrule e ridanciane. Non amo incontrare gente nuova. In casa mia entrano a stento quei pochissimi amici che si contano sulle dita di una mano monca. Mi dispiace, mi piacerebbe avere il numero di quella persona per dirgliene quattro… ma, tutto sommato, anche no. Ti abbraccio e ti ringrazio del regalo che avevi portato per me. Sei una delizia.

 

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1 Dicembre 2010

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