Liberal n. 45/1999
Cara Mina,
sono appena tornata dalla spiaggia e, come ho fatto spesso in questi ultimi giorni di ottobre, ho trascorso molte ore del mio tempo libero sotto il caldo sole di questa interminabile estate. I meteorologi dicono che la temperatura del pianeta si sta alzando e anche il buon senso comune sostiene che sono scomparse le mezze stagioni. Tutto cambia, non ci sono più certezze, neanche a livello climatico. Che ne pensi?
Rosaria F., Catania
“Signora mia, visto che la matematica non è un’opinione, i gradi di questo autunno ci fanno pensare che, effettivamente, le mezze stagioni non ci sono più. Ci siamo sempre convinti che, dopo la ventosa primavera e la secca estate, seguisse, almeno al nord, il nebbioso autunno e poi il rigido inverno. E invece adesso passiamo dalle magliette leggere ai cappotti e, quasi senza accorgercene, arriviamo all’Epifania che tutte le feste porta via… signora mia… Poi, passati attraverso il Carnevale, quando ogni scherzo vale, ci ritroviamo subito a Pasqua. E, visto che in quell’occasione possiamo rinunciare ai familiari e far vacanza con chi vogliamo, ci incanaliamo nelle autostrade, non senza aver meditato profondamente sull’orario più giusto per fare la partenza intelligente. A meno che, volendo restare nel solco della tradizione, non si decida per la solita scampagnata fuori porta con le uova sode e il plaid sull’erba. Ma, nonostante tutto… signora mia… queste gite sono solo un’anticipazione dei maxi-esodi estivi, quando poi, sulle strade, si riversa la fiumana dei vacanzieri e, purtroppo, scorre il sangue degli incidenti.
Ah, certo… signora mia… se i giovani fossero più prudenti, se tutti si allacciassero le cinture, se ci convincessimo che prevenire è meglio che curare, si ridurrebbe il numero delle vittime. Purtroppo, però, i giovani non sono più come quelli di una volta. Una volta… signora mia… quando ci si comprava la macchina col sudore della fronte, con il lavoro e i risparmi di una vita… Forse si stava meglio quando si stava peggio. Oggi, invece, i padri non sanno più educare e, appena i figli chiedono qualcosa, concedono tutto. Sarà forse colpa dello Sputnik? O, forse, è colpa della televisione, dei giornalisti e di tutto il consumismo? Ah… signora mia… questi giovani, che non sanno più che cosa sia il sacrificio e si distruggono con le stragi del sabato sera! Questi giovani, che cercano a tutti i costi i soldi, il successo e la bellezza, e non si rendono conto che la vera bellezza è qualcosa che si ha dentro, vero signora mia?
Però un po’ li capisco, questi giovani, che si trovano in una società così strana. Cercano lavoro e i marocchini glielo portano via, i politici non danno più il buon esempio, non si trova mai il parcheggio e, quando si fa la fila alla posta, gli impiegati sono pure scortesi. Meno male che ci sono ancora i Carabinieri che ci danno un po’ di sicurezza!
Ma, in un mondo così c’è ancora qualcosa di bello: basta saper cogliere i piccoli piaceri della vita. Ad esempio, io mi sento molto contenta quando mi ritrovo con tutti i parenti alla stessa tavola, in certe garrule occasioni, come il Santo Natale. E preparo le specialità di una volta, anche se oggi non siamo più così sicuri di quello che mettono nei cibi. Quando c’è la salute c’è tutto, ma oggi non sappiamo più che cosa mangiamo, con tutti questi additivi chimici… Se vado al supermercato ci sono tante belle offerte, ma è pur sempre vero che chi più spende meno spende.
Ma un’altra bella cosa della vita è quando accendo la televisione e vedo sempre le stesse facce che mi rassicurano e mi convincono che il tempo non passa, perché, dentro lo schermo, tutto rimane sempre uguale: stesse telenovelas. stessi giochini in diretta, stessi conduttori. Che bello! Così mi sembra di non invecchiare mai. Ma allora è vero che la vera età è quella che ci si sente dentro.
Vede, cara signora, come è complicata la vita dei giorni nostri. Ma da dove eravamo partiti? Che cosa mi aveva chiesto? Beh, non importa; in fondo ciò che conta è la salute.
Ah, scusi, quasi dimenticavo… In vino veritas. Il coraggio, se uno non ce l’ha, non se lo può dare. Parva domus sed apta mihi. Niente di nuovo sotto il sole. Dulcis in fundo e, soprattutto, finché c’è vita c’è speranza”. Adesso ho detto tutto e, la prego, signora mia… mi tolga il saluto.